Aug 25 2011

I nuovi driver proprietari ATI fglrx supporteranno GNOME 3


by pandafunk

Da quanto si legge in questo post ed in questo bugzilla non ufficiale, sembrerebbe che la nuova versione dei driver proprietari ATI fglrx supporterà (finalmente) mutter e gnome-shell, ovvero GNOME 3.

La cosa che fa girare le palle è che a quanto pare AMD ci sia stata due giorni a risolvere il problema, e per avere i nuovi driver ci sarà da aspettare ancora diverse settimane. Cicli di sviluppo e test, comprensibile ma stupido IMHO. Hai a disposizione un sacco di utenti ed una comunità attiva e competente che potrebbe testare e fornirti un feedback anche di altissima qualità in poche ore ed invece mantieni un modello di sviluppo lento e chiuso. Insomma… io personalmetne, dopo questa esperienza (e parlo di prestazioni in generale e non solo della smania di provare gnome3) di sicuro al prossimo portatile eviterò una scheda video ATI.

Che poi non è mica la fine del mondo, mantieni una versione stabile dei driver e rilasci frequentemente una di sviluppo/test, anche se è closed-source alla fine non fa troppa differenza, una azienda ha i suoi motivi per non scegliere l’open-source e devono essere rispettati come gli utenti hanno il diritto di scegliere i driver open source anche se il portatile gli prende fuoco, l’importante è dare feedback ai tuoi utenti perchè non stiamo parlando di caramelle, stiamo parlando di GNOME, uno dei maggiori desktop environment… mah…

tnx a shishimaru100 per avermi segnalato la notizia via twitter


Aug 18 2011

Riflessione su Wikileaks, applicare alla sicurezza nazionale la teoria dell’informazione


by bradsorph

In questi giorni si sta tornando a parlare di WikiLeaks sia per alcune nuove rivelazioni, che per il fatto che vogliano farne un’opera teatrale, o un film. O anche  perché viene accostato (un po grossolanamente) agli attacchi di questo periodo dei gruppi di hacker Anonymous.

Cogliamo insomma l’occasione per tornare alle riflessioni se sia giusto o meno, in nome della libera informazione, pubblicare documenti che vorrebbero rimanere segreti.

wikileaks

 

Cercherò di dare però alla discussione, un taglio più scientifico che etico-politico, analizzando cioè in maniera più razionale possibile senza l’influenza di ideologie radicali.

 

 

Facciamo un esempio semplice.

Ci fu molto sconcerto quando furono pubblicati alcuni cables contenenti le coordinate geografiche di alcuni canali comunicazione importanti che permettono il collegamenti telefonici, internet ecc.

Tali canali, che a volte collegano nazioni diverse, se sabotati, possono mettere in ginocchio una nazione.

A questo punto ci si chiede: E’ giusto divulgare questi dati?

 

Facciamoci aiutare a darci una risposta dalla teoria dell’informazione(l’informatica, per chi non lo sapesse, non è solo il PC), in particolare dallacrittografia.

 

Ci sono due approcci per proteggere un’informazione:

  1. Sicurezza tramite segretezza
  2. Principio di Kerckhoffs

Il primo presuppone che non si conosca come l’informazione viene nascosta (o cifrata) e basa su questo il suo punto di forza.

Il secondo si basa sul fatto che conoscere il modo in cui viene nascosta l’informazione non è sufficiente a decifrare l’informazione stessa.

 

Ovviamente il secondo approccio è più difficile da implementare.

Il primo risulta perdente, in quanto, la scoperta dell’informazione può essere: trafugata, scoperta per caso, o trovata impiegando ingenti risorse. Abbiamo decine di esempi di tecnologie che usavano questo approccio e sono state violate, come per esempio la rete GSM.

 

Tornando al nostro esempio

Riportando il ragionamento fatto sinora, individuiamo che il punto debole del sistema è che si basa sulla sola segretezza dei luoghi in cui sono situati i punti nevralgici di comunicazione. Ciò è una difesa troppo labile per i motivi appena esposti.

 

E’ tutto questo discorso una speculazione teorica? Io non credo, ma credo sopratutto che il mondo sta cambiando, e i politici stessi devono prenderne atto. La trasparenza è il futuro che loro lo vogliano o no. Chi non si adegua verrà travolto dagli scandali (nel migliore dei casi), o comprometterà la sicurezza nazionale nel peggiore.

 

Pubblicato anche su reteviola.org


Aug 10 2011

Quando la democratica rete diventa una aristocratica azienda


by bradsorph

Pubblico di seguito un mio articolo pubblicato su cronache laiche

Sono sempre più numerose le segnalazioni (anche questa) di utenti che si sono visti cancellare da Youtube i loro video, benché non violassero nessuna delle regole legate alla netiquette e al copyright.

Il Comitato Pandora è stato creato proprio allo scopo di tenere sotto osservazione questo modo di fare del tutto “particolare” che ha adottato, negli ultimi tempi, il più famoso sito di condivisione dei filmati.
Dalla ricerca del Comitato, che ha subito reso pubbliche le sue scoperte, è emerso che ci sono grosse lobby e aziende, come per esempio Mediaset, o il gruppo-Berlusconi più in generale, che hanno un interesse del tutto privato, affinché alcune cose non vengano viste e che, pertanto, si impegnano con ogni mezzo a impedirne la diffusione e la condivisione. Il problema è che queste “cose da tenere oscurate” siano, nella maggior parte dei casi, delle dichiarazioni pubbliche che però, forse perché infelici o imbarazzanti, sarebbe meglio “dimenticare” e dunque rimuovere da tutti quei canali che promuovono la memoria.

Il gioco funziona così: anche se i filmati non violano alcun copyright, l’azienda/lobby minaccia causa al canale di diffusione che in questo caso è Youtube. Il canale di diffusione non ha alcun interesse a battersi per la libertà di informazione, e d’altro canto ha comunque un bel po’ di materiale che gli frutta denaro. In percentuale i video sensibili a queste pratiche censorie sono pochi rispetto alla maggioranza, dunque Youtube non subisce alcun danno e tutto da guadagnare se decide di accontentare le richieste di qualcuno che promette tribunali e processi.

Non c’è niente di strano. Come è già accaduto per Facebook, e innumerevoli volte e su altre questioni con Microsoft, l’azienda guarda al profitto e non all’ideale.
Quello che l’ascia l’amaro in bocca, è che Youtube appartiene al gruppo Google, e Google è stato lanciato sul mercato, alla sua nascita, con uno slogan particolare: “Don’t be evil”. Si presentava, dunque, al mondo come una azienda etica. Poi i fatti hanno fatto emergere diverse contraddizioni fra i comportamenti di queste “aziende etiche” e le aspettative con cui hanno entusiasmato il mondo.

La rete potrebbe essere davvero una novità di democrazia e libertà, ma appare sempre più evidente che la realtà spesso distrugge i sogni. Tuttavia, per un possibile futuro di libertà, bisognerebbe eliminare il centralismo di alcuni servizi, abbandonare alcuni servizi centralizzati e puntare sulle alternative e sui servizi distribuiti come Diaspora che vuole essere una alternativa a Facebook, decentralizzata e perciò senza padroni.